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Quanta intensità abbiamo tolto alle relazioni?

C’era un tempo in cui incontravamo gli amici: il muretto, il bar, una passeggiata, un tè.

Poi il logorio della vita moderna ci ha portato a privilegiare la telefonata, quel sentirsi lungo un filo che faceva risparmiare tempo… (“il telefono allunga la vita”, narrava la pubblicità).

Poi la voce è stata sostituita dal testo. Scambi di messaggi, email, sms…

Ora solo piattaforme. Le comunicazioni devono essere “asincrone”.

Hanno iniziato gli adolescenti. Li vedevamo scambiarsi continui messaggi audio, botta e risposta. E la domanda che ci ponevamo dentro di noi era: ma perché non si telefonano? Dico una frase, invio. Ascolto la risposta. Controbatto, invio. Ascolto. E ancora, e ancora.

Ora la comunicazione a distanza (o distante?) riguarda tutti noi.

Lanciamo sulle piattaforme social pensieri indirizzati a generiche moltitudini. Siamo su numerosi gruppi facebook, whatsapp, slack… dove pensiamo costantemente di interagire. Ma con chi?

Passiamo ore dentro riunioni, lezioni universitarie, aule di formazione, in cui parliamo a bui profili ovali…

Alimentiamo tutto questo coltivando l’onnipotente fantasia di riuscire, così, a fare tante cose, tutte insieme, a essere su più fronti, ad essere sempre disponibili… ma disponibili a cosa? 

Quante sensazioni abbiamo tolto alle relazioni? Quante emozioni? Non c’è contatto, non ci sono occhi, non c’è voce, non ci sono odori, non ci sono suoni, non c’è… l’altro.

La nuova mascherina di protezione si chiama “scrivimi”. 

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Foto di: Roberto Cotroneo