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Come saremo nel 2100?

Stiamo vivendo uno strano periodo segnato da sfiducia e paura.

Sfiducia nel futuro. Sfiducia nella politica e nei suoi rappresentanti, sfiducia nelle istituzioni e nella loro capacità di fornire un servizio ai cittadini, sfiducia nei valori che ispirano chiunque abbia un potere, anche piccolo, da esercitare.

La paura, invece, deriva dal sentire di non avere risorse atte ad affrontare il contesto, ad interagire con esso. Quel sentirsi impotenti a fronteggiare un cambiamento rapido e sconosciuto.

Due dimensioni emozionali che rapidamente portano alla paralisi. O a diventare sudditi.

Come tornare a progettare il futuro?

Io credo che una buona ipotesi sia quella di partire dalla individuazione e comprensione dei problemi e dalla ricerca di possibili soluzioni.

Un prima questione “urgente” da gestire è quella demografica.

Bassi tassi di natalità uniti a un’alta aspettativa di vita stanno trasformando la forma della piramide delle età in tutta l’Unione Europea. Qui la piramide al 1 gennaio 2018 (Fonte Eurostat)

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Qui l’inquietante proiezione della piramide al 2100 (Fonte Eurostat)

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La percentuale di persone in età lavorativa si ridurrà sempre più, mentre il numero dei pensionati si espanderà e il numero di caregivers (non) professionali diminuirà drasticamente.

Nel 2030, 4 milioni e mezzo di over 65 vivranno da soli (e di questi 1 milione e 200 avrà più di 85 anni).

Nel 2030, ci saranno 5 milioni di anziani disabili.

Nel 2045, gli over 65 saranno il 34% delle popolazione (oggi sono il 23%).

Nel 2050, ci saranno 100 lavoratori per 63 anziani (oggi sono 35).

Nel 2050, saremo 2 milioni e mezzo in meno (come se l’intera città di Roma scomparisse).

Nel 2065, l’età media sarà oltre i 50 anni.

Nel 2100, gli over 85 saranno il 13% (oggi sono il 4%).

Come prendersi cura di una popolazione anziana in crescita?

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Tra gli Stati membri dell’UE, la percentuale più alta di giovani è stata osservata, nel 2018, in Irlanda (20,8%), mentre le quote più basse sono state registrate in Italia (13,4%) e in Germania (13,5%). 

Per quanto riguarda la quota di persone di età pari o superiore a 65 anni, l’Italia (22,6%) e la Grecia (21,8%) hanno le percentuali più elevate, mentre l’Irlanda registra la quota più bassa (13,8%).

L’Italia è il secondo paese al mondo per più alto indice di vecchiaia, superato solo dal Giappone.

Continuare ad adottare comportamenti noti e modi di pensare consolidati (e che guardano al passato) non ci porterà lontano. Il vecchio continente è sempre più vecchio.

È necessario incentivare le politiche a sostegno della natalità

É necessario ripensare il sistema delle pensioni.

È necessario aumentare la forza lavoro con adeguate politiche immigratorie e con lo sviluppo dell’automazione e delle tecnologie dell’industry 4.0

È necessario innovare sviluppando robot e intelligenza artificiale per l’assistenza alle persone, la riabilitazione e la cura.

È necessario ricostruire fiducia.

È necessario tornare a investire sulla competenza, sulla creatività, sulla voglia di innovare, sulla spinta al cambiamento, quali colonne portanti della convivenza. 

Prima gli italiani?