ChatGPT Health e l’European Health Data Space: la corsa dell’innovazione e il tempo della democrazia dei dati

Il lancio di ChatGPT Health da parte di OpenAI l’8 gennaio 2026 non è solo una notizia tecnologica. È un segnale politico, culturale e – soprattutto – sociale. La salute diventa ufficialmente uno dei nuovi grandi spazi di sperimentazione dell’intelligenza artificiale generativa, nel rapporto diretto – e quotidiano – con i cittadini.

E guardando a questa novità con lo sguardo di chi da mesi lavora sull’European Health Data Space (EHDS), il collegamento appare immediato.

L’idea che i cittadini vogliano controllo, accesso e utilizzo consapevole dei propri dati sanitari non nasce oggi. La Commissione europea lo ha colto con grande anticipo, costruendo uno dei pilastri più ambiziosi della strategia digitale europea: uno spazio comune dei dati sanitari, pensato per migliorare cura, ricerca, innovazione e politiche pubbliche, senza rinunciare ai diritti fondamentali.

La domanda, dunque, esiste. È reale. È crescente. Secondo i dati riportati da OpenAI, oltre 230 milioni di persone pongono domande sulla salute ogni settimana su ChatGPT. Ed è la domanda a cui oggi risponde OpenAI, proponendo uno spazio salute “user-facing”, immediato, personalizzato, potente.

Il punto di forza di ChatGPT Health non sta tanto nella “nuova” informazione prodotta, quanto nella capacità di mettere ordine in ciò che già esiste. Collegando – su base volontaria – fonti diverse, dalle cartelle cliniche elettroniche alle app di benessere, l’assistente è in grado di offrire una lettura unificata di dati ed esami oggi dispersi. Informazioni utili per orientare scelte su stili di vita o attività fisica, fino alla possibilità di ragionare sui propri comportamenti sanitari nel corso del tempo. È qui che l’intelligenza artificiale mostra il suo potenziale più concreto: non sostituire il medico, ma ricomporre il quadro, restituendo al cittadino una visione d’insieme della propria salute che oggi, troppo spesso, manca.

Il vero nodo: il tempo

L’European Health Data Space diventerà operativo nel 2029. Nel campo dell’innovazione digitale e dell’IA, quattro anni rappresentano un’era geologica. Nel campo delle infrastrutture pubbliche, della sanità e della governance dei dati, quattro anni sono invece un tempo sorprendentemente breve.

Qui sta la tensione:

  • da un lato, la necessità di costruire infrastrutture sicure, interoperabili, affidabili;
  • dall’altro, l’urgenza di non lasciare che lo spazio della salute digitale venga occupato solo da attori privati extraeuropei, secondo logiche e valori che non sempre coincidono con quelli europei.

OpenAI: partire, testare, imparare (anche su di noi)

OpenAI fa ciò che l’innovazione sa fare meglio: parte, sperimenta, osserva, corregge.
Lo fa spesso in tempo reale, con gli utenti stessi che diventano – consapevolmente o meno – parte del processo di apprendimento del sistema.

Nel campo della salute questo approccio apre opportunità enormi, ma anche interrogativi profondi. Non tanto sulla tecnologia in sé, quanto sul rapporto tra cittadini, dati sanitari e potere decisionale.

Siamo di fronte a una sorta di laboratorio a cielo aperto, dove il confine tra servizio, sperimentazione e apprendimento del modello è sottile. Un laboratorio che risponde a un bisogno reale, ma che solleva una domanda cruciale: chi governa questo spazio? Con quali regole? Con quali garanzie?

L’Europa e la scelta più difficile

L’Europa ha scelto la strada più complessa: governare prima di accelerare, costruire fiducia prima di scalare, mettere i diritti al centro prima del mercato. È una scelta coerente con la sua storia democratica, ma oggi messa alla prova dalla velocità dell’innovazione globale.

Il rischio non è tanto rimanere indietro tecnologicamente, quanto arrivare quando i cittadini hanno già affidato altrove i propri dati, le proprie domande, le proprie aspettative.

Per questo l’EHDS non è solo un progetto normativo o infrastrutturale. È una corsa contro il tempo per dimostrare che un modello europeo dei dati sanitari è possibile, desiderabile e competitivo.

La vera sfida è capire se e come l’Europa saprà rendere operativo il proprio modello prima che quello di altri diventi lo standard di fatto.

Per ora ChatGPT Health non è disponibile in Europa, Svizzera e Regno Unito. Una scelta che riflette le complessità normative legate alla privacy e alla protezione dei dati sanitari – esattamente il terreno su cui l’Europa ha deciso di costruire l’EHDS.

Perché quando si parla di salute, di dati e di intelligenza artificiale, il punto non è solo cosa la tecnologia può fare.
È chi decide, con quali regole e per conto di chi.

Ed è esattamente qui che si gioca il futuro della democrazia dei dati sanitari.

 

Foto di: Roberto Cotroneo