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La salute è anche una questione sociale

La salute non è un semplice “stato” individuale, ma un “processo” che muove e si sviluppa lungo il percorso della vita all’interno di specifici contesti sociali.

Giorgio Alleva, Presidente Istat, nella lectio magistralis tenuta all’incontro organizzato da Federsanità ANCI, ha sottolineato come la salute, in quanto fenomeno multidimensionale, sia in rapporto al contesto familiare e sociale, allo stile di vita (attività fisica, alimentazione, igiene delle abitazioni, ecc…), di cura (ricorso a visite mediche, consumo di farmaci ecc.) e ai fattori di rischio (obesità, consumo di tabacco e alcool).

1. Aspetti demografici

È importante sottolineare come le trasformazioni strutturali della popolazione incidano sulle nascite, matrimoni, occupazione, e naturalmente sulla salute e la sanità. Ad esempio, la forte riduzione del numero di donne tra 18 e 49 anni ha una conseguenza diretta sulla riduzione delle nascite, anche a parità di propensione ad avere figli.

La natalità continua a diminuire: il minimo osservato nel 2015, risulta superato nel 2016 dal nuovo record nella storia dell’Italia unita (474 mila).

1 nascite 26 settembre

 

In Italia la speranza di vita alla nascita è di 82,3 anni e la speranza di vita in buona salute è di 58,3 anni.

I giovani sono sempre meno numerosi: l’Italia è oggi uno dei paesi con il più basso peso delle nuove generazioni. Secondo le recenti stime Istat, all’1 Gen2017 la quota di giovani (0-14 anni) si attesta al 13,5%, raggiungendo livelli mai sperimentati.

La tendenza all’invecchiamento è destinata a rafforzarsi secondo le previsioni demografiche al 2065.

3 popolazione 2065

 

2. Benessere e salute mentale

Lo stato di salute di una popolazione passa anche attraverso la salute mentale e il benessere psicologico.

In Italia l’incidenza di disturbi depressivi (major depression) e la presenza di sintomi depressivi si attesta su valori nettamente più bassi rispetto alla media europea. In particolare si tratta di 2 persone ogni 100. il valore massimo si osserva in Lussemburgo (4 ogni 100)

5 depressione

 

3. Diseguaglianze economiche e sociali

La lectio magistralis di Giorgio Alleva ha trattato temi e analisi di frontiera quali il peso delle diseguaglianze economiche e sociali sulla salute e sulla stessa speranza di vita.

La lettura delle diseguaglianze è stata al centro dell’ultimo Rapporto Annuale ISTAT con una nuova e più articolata rappresentazione della struttura sociale italiana. Nove gruppi sociali a riassumere le differenze che caratterizzano le oltre 25 milioni di famiglie residenti in Italia.

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Ebbene, tra i gruppi sociali si osservano importanti diseguaglianze nelle condizioni di salute.

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Il gruppo sociale meno svantaggiato, costituito dalle persone che vivono nelle famiglie della “classe dirigente”, registra la quota più elevata di persone che si dichiarano in buone condizioni di salute (75,6 per cento), seguito dai gruppi dei “giovani blue-collar”, dalle “famiglie di impiegati” e dalle “pensioni d’argento” (rispettivamente, 71,7, 71,2 e 71,0 per cento).

Gli altri gruppi, invece, sono più svantaggiati, soprattutto nel caso delle persone che vivono in famiglie di “anziane sole e giovani disoccupati” (-7,2 punti percentuali rispetto alla media).

Questo quadro viene in gran parte confermato prendendo in considerazione altri indicatori sullo stato di salute – quali la presenza di cronicità e comorbilità (presenza di più patologie croniche). Ad eccezione del gruppo delle famiglie a basso reddito con stranieri (con una prevalenza del 34,3%) in cui si osserva l’effetto del “migrante sano”, gli altri gruppi presentano tassi superiori al 40% per la cronicità, e anche in questo caso, si mettono in luce prevalenze inferiori alla media per la classe dirigente (40,3 contro una media del 42,8 per cento).

Tra i fattori che determinano le patologie croniche, alcuni sono di tipo genetico, e quindi non modificabili; altri sono comportamentali, come ad esempio il tabagismo, il consumo dannoso di bevande alcoliche, l’eccesso di peso e l’inattività fisica, e dunque modificabili attraverso la promozione di stili di vita salutari.

Da circa un decennio è stata avviata in Italia la strategia europea “Guadagnare salute” per promuovere una sana alimentazione, la pratica regolare di attività fisica, il controllo dell’eccesso di peso, la lotta al fumo e al consumo dannoso di alcol, attribuendo un ruolo fondamentale al lavoro interistituzionale per la sensibilizzazione dei cittadini a migliorare gli stili di vita. Il 37,3% della popolazione adulta cumula più di un comportamento non salutare, ampliando quindi il rischio di insorgenza di malattie croniche associate ai diversi comportamenti: sono soprattutto i componenti delle famiglie di operai in pensione (47,1 per cento), caratterizzate da reddito relativamente basso e basso titolo di studio della persona di riferimento. All’opposto, i membri delle famiglie della classe dirigente mostrano una minore propensione a tenere comportamenti a rischio per la salute, con una quota del 22,6%.

In generale, i comportamenti a rischio per la salute sono molto legati, positivamente, alla condizione economica e al livello di istruzione e, negativamente, all’età; caratteristiche, peraltro, a loro volta interconnesse. Tuttavia emergono differenziazioni a seconda della tipologia di comportamento a rischio.

È ormai ampiamente riconosciuto che per indagare sulla salute di una popolazione e dei singoli individui che la compongono è necessario accogliere un concetto multidimensionale di salute, facendo propria la definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che identifica lo stato di salute con quello di “benessere fisico, mentale e sociale”. E proprio una simile definizione “allargata” deve spingere a considerare le condizioni di salute della popolazione in un’ottica più ampia, sociale ma anche economica e politica, e a trarne conseguenze nella prospettiva di azioni che si estendano lungo il più ampio orizzonte osservato.