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Internet e gruppi sociali

È stato approvato in questi giorni il piano triennale per la digitalizzazione della P.A. indirizzato a semplificare il funzionamento delle amministrazioni e la vita dei cittadini.

Ma di quali cittadini si tratta?

Il quadro delle famiglie italiane che emerge dall’ultimo Rapporto Annuale ISTAT descrive un Paese frammentato e “cristallizzato” dall’assenza di mobilità sociale.

La prospettiva familiare e l’approccio multidimensionale, assunti quest’anno dall’Istat, consentono una nuova e più articolata rappresentazione della struttura sociale italiana. Nove gruppi sociali a riassumere le differenze che caratterizzano le oltre 25 milioni di famiglie residenti in Italia.

bolle gruppi sociali

In termini di trasformazione digitale del Paese, come si sa, siamo indietro: solo il 44,5% degli italiani utilizza internet tutti i giorni.

Ma ciò che emerge forte è la polarizzazione delle opportunità tra le famiglie ad alto reddito e le famiglie più disagiate: i gruppi sociali che si collocano agli estremi della distribuzione del reddito registrano chiare disparità nell’accesso alla Rete Internet.

Le famiglie che in Italia utilizzano internet tutti i giorni appartengono a gruppi sociali benestanti (Classe dirigente 68%; Famiglie di impiegati 67%; Pensioni d’argento 50%) e, in parte, a reddito medio (Blue-collar 53%).

Di contro, le famiglie a basso reddito (Famiglie degli operai in pensione 19%; Anziane sole e giovani disoccupati 31%; Famiglie a basso reddito con stranieri 38%; Famiglie tradizionali della provincia) utilizzano poco internet, o non lo utilizzano affatto, rimanendo totalmente fuori dalle opportunità offerte dall’innovazione digitale.

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Anche rispetto agli usi della Rete i gruppi sociali si differenziano nettamente.

Mentre la Classe dirigente utilizza internet come canale informativo (ben l’88% dei casi), o per attività prettamente culturali, come la lettura (23%), o per la creazione di siti web o blog (6%); i Blue-collar utilizzano internet prevalentemente per attività di comunicazione e socializzazione (ben l’85% dei casi); così come le Famiglie a basso reddito di soli italiani che utilizzano Internet per attività di comunicazione e socializzazione (82% dei casi), o per l’ascolto di musica (56%), o il download di film, musica e immagini (46%). Per le Famiglie a basso reddito con stranieri, invece, la Rete internet rappresenta un modo di restare legati, oltre che alle famiglie di origine, anche alla vita del proprio Paese e alle sue produzioni artistiche, soprattutto musicali.

La digitalizzazione dei contenuti culturali ha ampliato l’offerta di beni e servizi intelletuali e artistici, non solo in termini di quantità, ma soprattutto dal punto di vista dell’accessibilità, in considerazione del fatto che gran parte di essi è facile da raggiungere e spesso anche gratuito. Nonostante il libero accesso a questa mole di contenuti, la pratica culturale rimane strettamente connessa con le caratteristiche individuali e di appartenenza sociale.” (Rapporto Annuale Istat, 2017)

Un po’ di tempo fa ero convinta che la moltiplicazione delle opportunità, offerta dalle tecnologie digitali, consentisse all’individuo di esprimere meglio le proprie potenzialità entrando in contatto con differenti mondi e assumendo “identità multiple” (avevo anche scritto un breve articolo per Nòva Sole 24 Ore…era l’aprile del 2013). Ipotizzavo che si potessero esplorare mondi possibili: “chi utilizza i media digitali nella forma ubiqua offerta dalla mobilità sente di avere il potere di fare e di essere di più, esprimere varie parti di sé frequentando mondi diversi. Ciascuno di questi mondi è il luogo di una sua identità”.

Oggi mi pare sempre più evidente che le persone, anziché sperimentare, abbiano ricreato dei confortevoli spazi di identità, dove riconoscersi ed essere riconosciuti, in cui confermare le proprie opinioni, ritrovare i propri gusti, i propri simili (chi tra i vecchi amici su facebook; chi in selfie e foto su Instagram; chi in rassicuranti e circoscritti gruppi whatsapp; chi costruendo reputazione su twitter…). È così che paure da “Balena blu” riescono a trovare luoghi di diffusione: irrazionale, incontrollata, condivisa.

I nodi della Rete sembrano essersi anch’essi segmentati e “cristallizati” in gruppi sociali.

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