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E se in Francia vincesse l’Europa? L’analisi dei tweet

Nelle presidenziali francesi sarà soprattutto l’Europa a vincere o a uscirne sconfitta, come mostrano le dichiarazioni dei candidati, le interviste e gli articoli della stampa dedicati.

Alla stessa conclusione si arriva attraverso l’analisi delle conversazioni sociali in Rete, l’interpretazione delle emozioni e dei significati che le parole veicolano. Oltre il testo esplicito, emerge anche qui – come nel caso italiano – un insieme di corrispondenze che consentono di ricostruire una sorta di “mappa emozionale” dell’Europa, così com’è vissuta dai cittadini. Rispetto al controverso e sofferto panorama italiano, il quadro francese appare maggiormente polarizzato, ma anche più risolto. Senz’altro l’approssimarsi del confronto elettorale spinge le posizioni verso gli estremi, ma si evidenzia anche una componente storicamente radicata nel contesto nazionale francese, meno incline a indugiare sul terreno ambiguo della lamentela e più propenso all’azione.

L’analisi multidimensionale condotta sui lemmi di 155.000 tweet in lingua francese, contenenti le parole “Europe” e “UE”, presenta così contrapposizioni più nette, ma rivela alcuni insospettati punti di contatto con il nostro Paese.

La mappa franceseL’asse verticale della mappa contrappone due poli nettamente distinti: l’adesione all’Europa o il distacco da essa. Il cluster 1, all’estremità superiore, raccoglie i vocaboli di stampo europeista: i nomi delle nazioni dell’Unione, dei loro rappresentanti presso le istituzioni, e l’insieme dei loro valori fondanti (la democrazia, il lavoro, l’unità, l’attenzione al sociale, la capacità di evolvere e superare insieme minacce come le guerre, le migrazioni con i naufragi, l’incertezza legata all’amministrazione Trump).

Sul fronte opposto, il cluster 2 raggruppa invece le spinte a lasciare l’Europa, all’uscita e al ritiro, in nome della differenza francese. La Francia di questi tweet presenta se stessa come un’eccezione, impersonata dal populismo del Front National. In questo gruppo di parole ricorre infatti la terna emblematica “libertà”, “eguaglianza” e ”fraternità” come vessillo dell’orgoglio nazionale – proprio come il tricolore che sventola alle spalle di Marine Le Pen in TV da solo, senza la bandiera europea. L’Europa, qui, significa corruzione, immigrazione, burocrazia. Eroe negativo di questo polo risulta essere il candidato Macron, la cui vittoria è vista in questo cluster come premessa all’aumento di clandestini e di disoccupati, e all’affermazione delle banche.

Esiste però (sull’asse orizzontale) anche un cluster 3 in cui l’idea di Europa è associata a quella di vittoria come conseguenza di un gioco regolato e leale, di una speranza ben riposta e di un sostegno fattivo. E’ il cluster legato ai significati sportivi, in particolare calcistici, e alle emozioni connesse. Dominato da vocaboli tecnici – marcatore, stadio, qualificarsi, finali, velodromo, club, campione -, caratterizzati positivamente. In quest’ottica, la Francia fa parte integrante dell’Europa, anzi se ne mette a capo, come trionfatrice della competizione: e i suoi eroi sono i calciatori dei quali ricorrono i nomi, accanto alle sigle delle squadre e ai toponimi che hanno ospitato i match.

Nomi propri, di rilievo, opposti ai nomi comuni, ordinari, del quotidiano, che campeggiano nel cluster 4, posizionato sull’estremo opposto dell’asse. Tra questi compaiono lemmi caratteristici della vita politica (parlamentare, mandato, eurodeputati), ma anche nomi più intimi, familiari, come quelli di padre, amico, ragazza, nel susseguirsi dei fatti della vita (coincidenze, preoccupazioni, soldi, caso, pericolo, giorno e notte).

Significativamente, sia nel caso francese che in quello italiano, lo sport, soprattutto il calcio, appare lo spazio privilegiato per la convivenza tra le nazioni, in un confronto sereno ancorché concreto. Forse l’unico possibile, almeno per ora.